Dov’è sepolto il padre di Roger Waters

20140121_61414_1Cercava da anni il luogo dov’era sepolto il padre, pensava di aver concluso il suo viaggio di fronte al monumento con i nomi dei caduti al cimitero di Cassino. Roger Waters, mito della musica, fondatore dei Pink Floyd, non immaginava di essere appena all’inizio. Del padre, Erich Fletcher, ha un’immagine in bianco e nero del 1943, prima che l’uomo partisse per la guerra. Il tenente dei fucilieri reali ha in braccio il piccolo Roger, di appena 5 mesi. Il 18 febbraio del 1944 il giovane ufficiale britannico è morto nelle campagne di Aprilia, dove 70 anni dopo – in occasione delle cerimonie per lo sbarco di Anzio – sarà inaugurata una stele che ricorda i caduti. L’anniversario dell’operazione “Shingle” è il 22 gennaio, da lì è partita la lunga battaglia per la liberazione di Roma. E’ inevitabile, però, che il clou sarà proprio con il fondatore del gruppo che ha passato la vita a cercare il padre che non ha mai conosciuto e ha dedicato a quell’operazione anche il brano “When the tigers broke free”. Testo che ricorda come «la testa di ponte di Anzio è stata mantenuta al prezzo di poche centinaia di comuni vite». A Waters sarà conferita la cittadinanza onoraria di Anzio, al termine di una vicenda a dir poco singolare. Il chitarrista, infatti, era già stato in Italia a marzo del 2013, quando al cimitero di Cassino aveva appunto annunciato: «Il mio viaggio finisce qui». Non poteva sapere che grazie a un servizio mandato in onda dalla tv un arzillo signore di 92 anni, Harry Shindler, lo avrebbe condotto fino al luogo dove il papà è deceduto. Giovanni Del Giaccio [segue su Il Messaggero]


L’ultimo giapponese

091505295-c730106f-85c0-4d1f-be5f-60421ada52c9E’ morto a 91 anni Hiroo Onoda, tenente a riposo dell’ex Esercito Imperiale nipponico, divenuto suo malgrado il simbolo del militarismo del Sol Levante dopo aver trascorso quasi tre decenni nella giungla delle Filippine in totale isolamento, eccettuati tre commilitoni che però sarebbero stati via via uccisi o arrestati, ignorando che la II Guerra Mondiale era finita da un pezzo e che il suo Paese aveva firmato la resa. Onoda si è spento ieri in un ospedale di Tokyo, dove era ricoverato dall’inizio del mese dopo aver accusato problemi cardiaci. Inviato nel 1944 sull’isola occidentale filippina di Lubang, un centinaio di chilometri al largo di Manila, l’allora 22enne tenente aveva ricevuto l’ordine d’infiltrarsi al di là delle linee nemiche per compiere operazioni di ricognizione e sabotaggio, senza alcun aiuto o sostegno dall’esterno, e quindi sopravvivendo in maniera totalmente indipendente fino a quando non avesse ricevuto nuove istruzioni.  [segue]

E’ stato sicuramente il più famoso, ma non certo l’unico. Ricordo che all’aeroporto di Kuwait city, nella prima guerra del Golfo, le truppe alleate scoprirono molti irakeni asserragliati nei bunker in attesa di ordini. Senza sapere,appunto, che l’invasione era stata respinta. Tutta colpa delle comunicazioni che passavano attraverso i fili che la battaglia aveva reciso senza che i soldati potessero saperlo. Ma l’esempio più clamoroso, e anche più doloroso, avvenne nelle campagne russe durante la seconda guerra mondiale. La notizia della resa, e della drammatica ritirata, arrivò agli italiani con molti anni di ritardo, in certi casi anche cinque. Bisogna considerare i tempi e la distanza (mille chilometri) da Mosca. Numerosi militari erano oltretutto nascosti nelle case delle famiglie russe e ucraine. Alcuni tornarono a casa, molto tempo dopo, altri restarono nell’ex impero sovietico, formandosi magari una nuova famiglia. E ancora stanno lì o sono morti da vecchi, considerando che erano ragazzi e sono passati ormai settant’anni.